Convegno su bullismo e baby gang organizzato dalla sezione di Napoli Nord

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Convegno su bullismo e baby gang organizzato dalla sezione di Napoli Nord dell’Associazione Matrimonialisti Italiani ed al quale sono intervenuti il Direttore del Carcere minorile di Nisida, una psicologa, una criminologia, giornalisti attenti al “sociale”, magistrati e avvocati.
Cosa ne ho tratto? Che è necessario recuperare la famiglia ed il ruolo dei genitori, affinché siano adeguati riferimenti per i figli che spesso crescono senza esempi e valori adeguati.
Insomma, non dimenticare che anche il bullo è una vittima.
Importante il riconoscimento che è stato fatto al lavoro, costante e appassionato, degli insegnanti della nostra realtà.
Complimenti a Pierpaolo Damiano per la realizzazione dell’evento.

Convegno internazionale delle avvocature italiane e tunisine ad Hammamet. 

Convegno internazionale delle avvocature italiane e tunisine ad Hammamet.
Il momento più toccante:

La deposizione in mare, da parte di 2 giovani colleghi tunisini, di una corona di fiori in memoria dei 100 giovani tunisini morti in mare pochi giorni fa nel tentativo di raggiungere l’Italia.
Doveroso impegnarsi per creare le condizioni affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi.

Parlando con una commossa collega tunisina, mi ha spiegato che normalmente i ragazzi che emigrano sono anche laureati e diplomati che in questo paese non hanno alcuna prospettiva.
Se vogliamo effettivamente aiutarli a casa loro cerchiamo di farli sentire meno emarginati e troviamo occasioni di confronto e sviluppo più frequente. Continue Reading →

Locazione di immobili ad uso diverso: legittima la clausola in cui venga pattuita l’iniziale predeterminazione del canone in misura differenziata e crescente per frazioni successive di tempo nell’arco del rapporto. E’ illegittima solo se ha lo scopo di neutralizzare gli effetti della svalutazione monetaria in violazione dell’art. 32 della legge n. 392 del 1978 .

Con la recente pronuncia del 10 novembre 2016, n. 22909, la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione ha affermato che “alla stregua del principio generale della libera determinazione convenzionale del canone locativo per gli immobili destinati ad uso non abitativo, deve ritenersi legittima la clausola in cui venga pattuita l’iniziale predeterminazione del canone in misura differenziata e crescente per frazioni successive di tempo nell’arco del rapporto; e ciò, sia mediante la previsione del pagamento di rate quantitativamente differenziate e predeterminate per ciascuna frazione di tempo; sia mediante il frazionamento dell’intera durata del contratto in periodi temporali più brevi a ciascuno dei quali corrisponda un canone passibile di maggiorazione; sia correlando l’entità del canone all’incidenza di elementi o di fatti (diversi dalla svalutazione monetaria) predeterminati e influenti, secondo la comune visione dei paciscenti, sull’equilibrio economico del sinallagma.

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I divieti posti dal regolamento condominiale contrattuale ai diritti dei singoli condòmini devono essere considerati esistenti solo quando sono espressi in modo estremamente chiaro e non equivoco (Se non è espressamente vietato, si può aprire una pizzeria al primo piano)

Come è noto il regolamento condominiale di origine contrattuale, vale a dire il regolamento predisposto dal costruttore o dall’originario unico proprietario, può imporre divieti e limiti di destinazione alle facoltà di godimento dei condomini sulle unità immobiliari di esclusiva proprietà sia mediante un’elencazione di attività vietate, sia con riferimento ai pregiudizi che si intende evitare.
La giurisprudenza, in più occasioni, ha precisato che la compressione di facoltà normalmente inerenti alle proprietà esclusive dei singoli condomini deve risultare da espressioni incontrovertibilmente rivelatrici di un intento chiaro, non suscettibile di dar luogo ad incertezze (cfr. Cass. sez. un. 20237/09).

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E’ competente il Tribunale delle imprese per l’azione di responsabilità promossa contro gli amministratori dal Curatore fallimentare

E’ quanto affermato dalla Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione con ordinanza del 29.9.2016, n.19340
Richiamando una precedente pronuncia della Prima Sezione del 21.06.2012, n. 10378, con cui era stata chiarita la sussistenza di un rapporto di continuità ed identità fra l’azione di responsabilità ex art. 146 L. Fall. e quelle esperibili ai sensi degli artt. 2393 e 2394 c.c..la Corte ha affermato il principio secondo cui le azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori di una società di capitali, previste dal Codice Civile, in caso di fallimento della società stessa confluiscono nell’unica azione di responsabilità, esercitabile da parte del curatore, ai sensi della Legge Fallimentare.
L’art. 146 L. Fall., infatti, ha affermato il Collegio, comporta una «modifica della legittimazione attiva delle azioni di responsabilità, ma non ne immuta i presupposti» (Sul punto cfr. anche Cass. Civ., Sez. I, 20.09.2012, n. 15955; in tema di legittimazione attiva del curatore, si veda Cass. Civ., Sez. I, 31.05.2016, n. 11264).
In secondo luogo, La Corte ha chiarito che il D.L. 24.01.2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla L. 24.03.2012, n. 27, ha attribuito l’azione sociale di responsabilità alla competenza funzionale delle Sezioni Specializzate previste dal D.LGS 27.06.2003, n. 168, art. 1 e tale competenza si estende anche alle cause connesse e ricorre per tutte le azioni di responsabilità, da chiunque introdotte (sul punto, v. anche Cass. Civ., Sez. VI, 30.10.2014, n. 23117).

Fallimento: valida la notifica dell’atto introduttivo presso la Casa Comunale per la violazione degli obblighi di tenuta della PEC e di presidio della sede sociale indicata nei pubblici registri

Con due recenti pronunce, due distinte sezioni della Cassazione civile, la I^ con decisione n. 17946 del 13.9.2016, e la VI, con decisione n.17884 del 9.9.2016, n. 17884, hanno rimarcato che costituisce obbligo dell’imprenditore curare la corretta tenuta del proprio indirizzo P.E.C. anche nell’anno successivo alla cessazione dell’attività, posto che in mancanza, la notifica potrà essere eseguita, qualora si infruttuosa anche quella tentata presso la sede risultante dai pubblici registri, anche presso la Casa Comunale del luogo dove la medesima aveva sede.

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Va trasmesso al Giudice competente l’appello malamente proposto ed è illegittima l’eventuale dichiarazione di inammissibilità

Buone notizie per coloro che, specie a seguito dell’istituzione del tribunale di Napoli Nord, hanno proposto impugnazione alle sentenze del giudice di pace di Aversa davanti al primo, senza considerare che, per la regola della perpetuatio iurisdictionis, andava proposto dinanzi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Con recentissima decisione a Sezioni Unite del 14/09/2016, (ud. 07/06/2016, dep.14/09/2016), n. 18121, la Corte di Cassazione, componendo il contrasto che si era determinato tra Sezioni Semplici ha affermato che “l’appello proposto dinanzi ad un giudice diverso da quello indicato dall’art. 341 cod. proc. civ. non determina l’inammissibilità dell’impugnazione, ma è idoneo ad instaurare un valido rapporto processuale, suscettibile di proseguire dinanzi al giudice competente attraverso il meccanismo della translatio iudicii, sia nell’ipotesi di appello proposto dinanzi ad un giudice territorialmente non corrispondente a quello indicato dalla legge, sia nell’ipotesi di appello proposto dinanzi a un giudice di grado diverso rispetto a quello dinanzi al quale avrebbe dovuto essere proposto il gravame”.