Convegno internazionale delle avvocature italiane e tunisine ad Hammamet. 

Convegno internazionale delle avvocature italiane e tunisine ad Hammamet.
Il momento più toccante:

La deposizione in mare, da parte di 2 giovani colleghi tunisini, di una corona di fiori in memoria dei 100 giovani tunisini morti in mare pochi giorni fa nel tentativo di raggiungere l’Italia.
Doveroso impegnarsi per creare le condizioni affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi.

Parlando con una commossa collega tunisina, mi ha spiegato che normalmente i ragazzi che emigrano sono anche laureati e diplomati che in questo paese non hanno alcuna prospettiva.
Se vogliamo effettivamente aiutarli a casa loro cerchiamo di farli sentire meno emarginati e troviamo occasioni di confronto e sviluppo più frequente.

La preoccupazione per il terrorismo – che i tunisini hanno combattuto con molta fermezza e coesione tant’è che dal 2015 non vi sono attentati – ha svuotato grossa parte della bellissima parte turistica.
Più di uno mi ha fermato chiedendomi di fare pubblicità alla Tunisia e a questa città, essendo il turismo l’unica vera grande attrazione di quest’area.
Per quello che posso testimoniare, il cibo è ottimo, la vita costa poco e la popolazione è ben disposta nei confronti di noi italiani

Primo report dal convegno internazionale di Hammamet tra avvocatura italiana e tunisina organizzato dall’ordine degli avvocati di Oristano, di cui è presidente Donatella Pau Lewis col patrocinio del Consiglio Nazionale Forense italiano, unitamente al consiglio Nazionale Forense tunisino.
Senza un piano Marshall (il piano attraverso il quale gli Stati Uniti hanno sostenuto la ripresa dell’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale) che aiuti persone allo stremo a formarsi e a trovare le occasioni per il proprio futuro nelle proprie terre, l’Africa non riuscirà a fermare le centinaia di migliaia di disperati disposti a tentare ogni tipo di rischio pur di sopravvivere.
Nel frattempo è necessaria reciproca conoscenza e comprensione affinché si realizzino i presupposti per integrazioni sempre meno conflittuali.
È questa la sintesi della prima tavola rotonda
Dopo la presentazione effettuata dall’organizzatore tunisino del convegno, Avv Abdelaziz Essid, dopo l’intervento della rappresentante dell’ordine di milano, avv Maria Grazia Bosco, che ha fatto il punto sulla legislazione italiana e su quanto, poi di fatto la stessa non sia effettivamente attuata nel nostro Paese nel quale, per la necessità di far fronte a numeri sempre più ingenti, spesso l’immigrato viene respinto senza un’effettiva valutazione della relativa condizione personale e sociale, specie di sicurezza nel proprio paese, ha preso la parola un professore di sociologia dell’università di Tunisi che ha affermato: *prof.sociologia di Tunisi *
La Tunisia è scioccata per la recente morte in mare di cento propri i giovani che hanno tentato la traversata. Questo numero sta arrivando a quelli immediatamente successivi alla rivoluzione dei Gelsomini che si è avuta nel 2011. Anni fa non erano i tunisini a voler andare in Europa ma era il contrario. Nel corso di un recente incontro che abbiamo avuto con l’avvocatura siciliana, ci hanno mostrato un articolo del 1953 nel quale si dava notizia del fatto che 250 italiani erano morti in mare nel tentativo di raggiungere la Tunisia e trovare lavoro. I motivi che determinano la necessità di migrazione va imputato al fenomeno della corruzione che è responsabile del mancato sviluppo e che impedisce una crescita sociale adeguata. Prima della rivoluzione del 2011 lo Stato tunisino era forte e vi era maggiore sicurezza. Lo Stato tunisino ha collaborato molto con l’Unione Europea ricevendo il mandato di controllare le coste ma riesce a fare quello che può. Peraltro la Tunisia dopo la crisi Libica ha dovuto accogliere migliaia di migranti libici che scappavano dalle guerre e dalle lotte tra tribù. La Tunisia è un paese di transito. per essa sono passati verso l’Italia circa 35 mila profughi e questo induce a pensare che qualcuno li incoraggia se a tentare la fortuna in Europa. Dopo le elezioni del 2014 i tunisini hanno cominciato ad avere più fiducia nelle prospettive del paese e a non vedere più necessaria l’emigrazione. Se il fenomeno è diventato negli ultimi tempi di nuovo importante è perché gli ultimi governi tunisini non sono stati in grado di convincere i giovani che valeva la pena restare in patria. Se prima l’emigrazione era il sogno di qualche ragazzo, oggi è diventato un progetto delle famiglie per i propri giovani. I genitori vendono anche la propria casa per finanziare il progetto di futuro in Europa dei propri figli. Sono circa 55 mila le famiglie tunisine che hanno aiutato i propri ragazzi a tentare quel viaggio di morte e sono convinte che è l’unico modo per cambiare vita. L’83% delle persone che va in Europa lo fa per ragioni economiche. Solo il 5% per motivi politici. Negli altri paesi arabi, in particolare Libia e Siria, la motivazione che spinge all’esodo è la guerra. Lo Stato tunisino ha cercato di mandare i giovani in modo legittimo nell’ambito delle quote concordate e assegnate dall’Unione Europea ma solo una modesta parte delle quote concordate è stata rispettata dall’europa.
La prospettiva Libica nell’ottica di un rappresentante del Consiglio dell’Ordine Nazionale dell’avvocatura Libica
Anche la Libia è un paese di transito ed è il paese più danneggiato dall’immigrazione, specie dopo il febbraio 2011, perché è la strada attraverso il quale si cerca di raggiungere il Mediterraneo e perché i passaggi costano meno.
I governi libici sono sostanzialmente ricattati dall’Europa che non si rende conto che, a sua volta, la Libia subisce la pressione dei paesi subsahariani dove vi è molta povertà.
prima di arrivare nel territorio libico l”immigrato subisce grandissime vessazioni ed arriva senza soldi dopo aver subito crimini. In Libia cerca di recuperare qualcosa per pagarsi la traversata. Il quadro è drammatico. Vi sono gruppi criminali internazionali che sfruttano questo fenomeno e vi sono dei campi dove ammazzano i ragazzi in camere dove sono ammassati anche 20 giovani con gravi malattie e che rimangono senza mangiare anche per una settimana. Oramai vi è un fenomeno criminale che mette in rete più organizzazioni criminali, anche occidentali. Tra le parti, in particolare tra Italia e Libia ci sono vari accordi di collaborazione che obbligano le Parti al salvataggio dei migranti e alla successiva loro tutela. Ma questo non succede
Cosa può fare la Libia per risolvere il problema?
Da sola la Libia non può fare nulla anche se sono state inasprite le sanzioni. Con l’Italia sono state sottoscritte convenzioni ma questo non basta. È doveroso denunciare che qualche Nazione dell’Europa approfitta di questa situazione per ricattare la Libia per altri fini e non sembra che l’Europa voglia effettivamente risolvere il problema. Nel 2017 è stata fatta una convenzione tra l’Italia ed un solo dei governi libici. Questa convenzione ha ridotto la portata di una precedente del 2008. L’unica cosa che ha aggiunto questa convenzione è stato obbligare la Libia a creare campi di accoglienza per gli africani per indurli a tornare ai propri paesi senza processo. Questa convenzione non rispetta la legge del 2010 Libica ed è stato impugnato perché il governo sottoscrittore non era legittimato e la procedura era scorretta. Ad oggi non è stato ratificato dal governo
La debolezza della Libia
Prendendo la parola, il presidente dell’Ordine degli Avvocati della Libia, pur riconoscendo all’Italia il grandissimo ruolo svolto nello scenario, essendo l’unica ambasciata occidentale aperta in quel Paese, ha denunciato che, diversamente da quanto fatto dalla vecchia legge che considerava criminali coloro che attraversavano il paese per andare in Europa, nuova legge li considera vittime.
Come possono i libici far tornare indietro milioni di africani alle proprie case se il proprio paese talmente debole da non essere nemmeno in grado di far tornare i libici a casa propria?, Si è chiesto.
Stanno vivendo con grande disagio l’ingresso concesso agli italiani di entrare con i propri pattugliatori nelle proprie acque per limitare le partenze
Un giovane avvocato libico che lavora in Italia dopo aver espresso la propria gratitudine la Tunisia per avere accolto i libici che scappavano dalla guerra e avere anche lui sottolineato il ruolo positivo svolto dall’Italia attraverso la propria presenza diplomatica, ha spiegato che la Libia ha confini per 6000 km ed è abitata da 6 milioni di persone di cui due milioni stranieri. Ha denunciato, come peraltro effettuato da tutti gli interlocutori anche nelle informali chiacchierate, l’illegittimità dell’intervento che ha portato il rovesciamento del governo Gheddafi da parte della NATO, che ha destabilizzato il Paese.
Nel suo intervento, in un’eccellente italiano, l’avvocato Essid ha sostanzialmente detto che L’immigrato tenta questo viaggio di morte per fame o per guerra.
È vero che gli immigrati sono un peso – ha detto-, ma l’occidente ha la sua responsabilità per avere occupato Paesi, rubato ricchezze e materie prime senza dare nulla. Anche gli aiuti che spesso forniscono sono condizionati a l’ottenimento di risultati che depauperano il paese.
Per questo motivo ha invocato un piano Marshall chiedendosi cosa sarebbe stata l’Europa senza questo piano dopo la seconda guerra mondiale. Si e chiesto a cosa sia servito abbattere Gheddafi senza aver effettuato tutte le valutazioni sulle possibili conseguenze.
A suo avviso la soluzione è quella di portare in Tunisia formatori italiani ovvero da altri paesi, per istruire e formare i giovani onde dar loro speranze e prospettive utili a trovare più conveniente rimanere nel proprio paese.
Ha detto che a suo avviso possono essere spese anche minori somme rispetto a quelle che l’Europa sopporta per l’accoglienza e la gestione dell’immigrazione clandestina evidenziando quanto per loro sia drammatico vedere i battelli della morte. Ha parlato con un ragazzo che ha tentato per ben due volte la traversata dopo essere pericolosamente scampato ad un primo naufragio. Gli ha detto che piuttosto che morire per inedita, preferiva morire tentando di salvarsi.
Sempre in un’eccellente italiano è intervenuta una collega tunisina, consigliere comunale di Tunisi, che ha rimarcato quanto fosse preferibile tentare ogni tipo di azione utile a mantenere i cittadini nella propria nazione e nel proprio territorio e come la cultura, l’attività di impresa e la partnership realizzabili tra cittadini di vari paesi possano costituire la premessa per fermare questo esodo che dispiace anche a chi lo subisce.
Il collega rappresentante della associazione studi giuridici per l’immigrazione ha rappresentato l’attività da loro svolta nella tutela giudiziaria Dei migranti evidenziando che con decisione del 2016 l’Italia era stata condannata per aver ingiustamente detenuto tre cittadini tunisini prima dell’espulsione posto che, Nell’attesa della valutazione del relativo diritto ad essere accolto nel paese, le modalità di accoglienza sono identiche a quelle della detenzione. Nonostante tale condanna, l’Italia sta mantenendo un atteggiamento violativo dei diritti umani
Nel dibattito, tra gli altri, è intervenuto l’ Avv. Alessandro Senatore, napoletano, al quale l’organizzatore tunisino Essid ha riconosciuto la prima spinta perché questa iniziativa di confronto e conoscenza potesse attuarsi, che ha, ancora una volta, sottolineato come la presenza di questa rete e di questa sinergia potesse essere utile per tentare di affrontare, in una prospettiva politica oltre che giuridica, un problema così grave.

Secondo report dal convegno internazionale di Hammamet tra avvocatura italiana e tunisina organizzato dall’ordine degli avvocati di Oristano, di cui è presidente Donatella Pau Lewis col patrocinio del Consiglio Nazionale Forense italiano, unitamente al consiglio Nazionale Forense tunisino.
Scusandomi con i partecipanti ed i relatori per ogni eventuale, involontaria, imprecisione, questo è quanto oggetto della seconda tavola rotonda dedicata al tema della pace nel Mediterraneo.
È intervenuto per primo il Presidente del Consiglio Nazionale Forense libico.
Ha riferito che la situazione economica in Libia è catastrofica e ritiene che forse vi sia interesse di qualcuno ad aggravarla per acquisire migliori posizioni nel Paese. Se sei un cittadino libico ed hai 100 milioni di dinari in banca non puoi ritirare più di 100 dinari. Questo rende tutti molto insicuri e poveri.
Dal punto di vista della sicurezza, ha riferito che la condizione attuale è migliore specialmente nella parte vicino all’Egitto, ma il problema economico rende tutto caotico .
Questa debolezza della nazione la rende più facile transito per raggiungere l’europa.
L’avvocatura Libica sta tentando di tutelare i diritti dei migranti ma riesce a fare poco.
Prima della caduta di Gheddafi, non si poteva parlare di società civile in Libia ma dopo la rivoluzione le cose sono cambiate.
Sono state istituite organizzazioni e associazioni nazionali, ma la corruzione ne ha minato molto l’attività.
Anche in Libia gli avvocati hanno un ruolo sociale importante e crede che la società civile possa supplire alla debolezza delle istituzioni politiche
Alla domanda di quali siano le aspettative della società civile e degli avvocati e quale possa essere l’aiuto che l’avvocatura Libica possa ricevere dall’esterno risponde dicendo che anche solo la solidarietà può aiutare ed essere di conforto perché rende soggettivamente più forte l’operatore e lo dimostra tale anche nei confronti dei propri interlocutori.
È successivamente intervenuta l’ Avv. Barbara Spinelli che ha trattato il tema del ruolo dell’avvocato nel quadro libico. Ha riferito di occuparsi di difesa dei migranti e di essere in contatto con persone di vari Paesi, ad es della Nigeria, che hanno subito gravi lesioni di diritti umani o condizioni di discriminazione nei Paesi di provenienza.
Ha riferito che normalmente lei ed i propri colleghi ascoltano queste persone prima che arrivino davanti al Giudice. Molti le hanno detto di essere migrati attraverso la Libia perché prima questa nazione offriva buone possibilità di lavoro ma, poi, sono stati indotti, specialmente le donne, a tentare la strada dell’immigrazione in Italia dove sono state sfruttate in attività di prostituzione o illegali. Ha detto che ci sono due situazioni con le quali lei i suoi colleghi vengono in contatto: lo sfruttamento lavorativo e lo sfruttamento sessuali. Alle donne nigeriane, ad esempio, prima vengono prospettate occasioni di lavoro e poi si trovano costrette in attività di prostituzione dopo viaggi drammatici nei quali persone muoiono di stenti o torture. Ha riferito che in Italia, a fronte di queste problematiche, vi sono state pronunce giudiziarie del tutto criticabili. Più in particolare ha riferito di una sentenza del 2018 emessa dalla Corte d’Appello di Bologna nella quale, a fronte delle violenze subite in Libia dal richiedente asilo, il giudice ha detto che quelle violenze erano ormai passate e che non era detto che si potessero ripetere in futuro. Pertanto non sussisteva alcun problema al rimpatrio.
L’articolo 7 della CEDAW, Convenzione ONU ratificata dai 3 stati di Italia Libia e Tunisia, ha ricordato, impegna tutti a tutelare la persona umana. È opportuno, pertanto, che gli Stati ricordino che come primo obiettivo abbiamo il compito di tutelare i diritti umani.
Ha ringraziato gli avvocati ed i magistrati libici per aver disdettato la convenzione con l’Italia per l’incapacità della Libia a dare protezione dei diritti umani .
A suo avviso, L’Italia non è in grado di proteggere nemmeno le persone che, arrivando nel Paese, denunciano di essere state costrette al viaggio. È auspicabile perciò la collaborazione tra le avvocature per rendere efficaci i principi della convenzione di Ginevra
È intervenuto, poi, un professore presso l’Università di Tunisi, ex Ministro della Giustizia, il quale ha trattato il tema del quadro di sicurezza del Mediterraneo dal punto di vista politico.
Preliminarmente ha dichiarato che a suo avviso la crisi in atto non può essere qualificata Libica ma internazionale poiché quando vi è una difficoltà così grande in Libia, Siria o Yemen ne risente tutto il mondo. È vero che gli occidentali non sentono molto il peso della crisi ma anche i libici qualche anno fa non pensavano che sarebbe potuto accadere quanto poi è accaduto. Tutto è cominciato, ricorda, con la ricerca delle libertà, ma poi vi sono state forze che hanno impedito una transizione verso la democrazia e alla fine bisogna chiedersi se vi è o meno la volontà di uscire dalla crisi. Basta seguire, ha spiegato, quello che fanno i politici internazionali per vedere come francesi, algerini ed altri perseguano il proprio interesse mantenendo la crisi e facendo in modo che le cose non si risolvano. A suo avviso la società civile molto può e deve fare in questo momento di crisi politica. Nonostante tutto, ha dichiarato di essere ottimista perché la società civile sta comunque cercando di fare qualcosa. Più in particolare l’avvocatura Libica si sta impegnando per porre rimedio ma ha dichiarato che da sola può fare poco ma ritiene che con il sostegno delle avvocature italiana e tunisina posso con maggiore forza far sentire la propria voce. È vero che gli avvocati libici da soli sono minacciati anche con le armi ma se diamo loro solidarietà saranno più forti.
Come esempio di quanto l’avvocatura possa fare ha richiamato l’art. 155 della Costituzione tunisina di recente approvato, che garantisce l’immunità all’avvocato quando svolge la propria funzione perché collabora alla attuazione della Giustizia e tanto, a suo avviso, non è riconosciuto nemmeno in Europa
È intervenuta, poi, una giovane avvocatessa tunisina che ha trattato il tema della Pace e della legislazione
Preliminarmente ha detto che, a suo avviso, quando parliamo di pace non dobbiamo far riferimento solo a quella militare perché è essenziale anche la pace culturale, quella economica eccetera. Ha ricordato che i testi di legge ci sono e sono anche molti, ma questo poi non ha avuto grande risultato pratico. Più in particolare, ha ricordato, che le guerre svoltesi dopo la dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1947 sono state maggiori di quelle svoltesi nel periodo precedente. In realtà, a suo avviso, ciò che è emerso è che vi è sempre un interesse di parte da salvaguardare che incide, negativamente, sull’obbiettivo della garanzia della pace.
Ad esempio l’Europa, di fronte alla crisi siriana, ha chiuso le proprie frontiere, ad eccezione della Germania per quanto le risulti, in violazione della Convenzione dei diritti umani e Senza subire critiche. L’avvocatura, a suo avviso, ha fatto molto in questo mondo, considerando anche che sono molti gli avvocati che compongono i corpi istituzionali che emanano le leggi. In particolare, l’avvocatura tunisina è riuscita a garantire una transizione morbida e accettabile ed auspica che anche l’avvocatura Libica riesca a farsi valere a vantaggio del proprio paese con l’aiuto delle avvocature internazionali oggi presenti.
Concludendo ha affermato che, a suo avviso, esiste un diritto alla pace più importante del diritto alla vita.
Ha preso, poi, la parola l’avv. Lorenzo Trucco che ha trattato della riforma in corso in Europa sulla immigrazione clandestina.
Ha ricordato che i diritti umani nascono dalle morti e dalle sofferenze delle persone.
Oggi questo sistema è sotto attacco. La Commissione Europea sta proponendo la modifica del sistema della immigrazione, trattato di Dublino, con l’obiettivo di renderla molto più difficile, esternalizzando il controllo per impedire che le persone arrivino. Le direttive saranno cambiate in regolamenti direttamente vincolanti e si avrà l’effetto che migranti di alcuni paesi non potranno mai arrivare nei paesi europei e tanto in esecuzione di accordi che sfuggiranno al controllo dei parlamenti nazionali.
Ha ricordato che è vero che il migrante porta problemi, ma anche risorse: senza gli italiani non vi sarebbero stati gli Stati Uniti.
Oggi siamo di fronte al rischio che l’orologio dei diritti umani faccia un passo indietro. I diritti sono stati affermati a tutela dei deboli, dal momento che i forti non hanno mai avuto bisogno di enunciati a propria tutela. Siamo in un momento difficile in Italia – ha detto–e vi chiedo scusa per le frasi di Salvini. Rischiamo che non siano tutelate le persone deboli.
Ha ricordato che vi è stata una sentenza della Corte di Giustizia delle comunità europee del marzo 2017 che ha assunto una posizione pilatesca sulla domanda di asilo regolare di alcuni cittadini siriani in Belgio ed ha invitato tutti ad andare a esaminare la relazione del giudice italiano che proponeva una soluzione diversa e favorevole.
È giusto parlare di lotta all’immigrazione clandestina, ma quando non si creano le condizioni per governare legalmente questo fenomeno, regolarizzandolo, tutto diventa impossibile. Teme che in Italia il migrante non sia visto oggi più come un problema ma come un nemico e noi Giuristi possiamo e dobbiamo fare molto per far cambiare questa prospettiva.
È intervenuto l’avv. Abdelaziz Essid ed ha spiegato che gli amici della sponda sud del Mediterraneo non possono fare tutto da soli.
Noi abbiamo cercato – ha detto- di creare un dialogo tra Le Milizie Armate che si confrontano in Libia – ha detto- ma se uno stato europeo (Francia?) compra petrolio da una milizia armata non lavora per la pace. Come si può parlare di pace quando uno stato diventa debole e quindi diventa terreno fertile per il terrorismo? In Tunisia l’ultimo attentato risale al 2015 perché la società ha reagito spiegando ai terroristi che non avrebbero mai attecchito. È sbagliato abbinare il terrorismo alla religione ed ha ricordato quanto abbiamo sofferto noi italiani per l’abbinamento Italia malavita: musulmano non significa terrorismo. Grazie all’avvocatura italiana e agli italiani per la presenza qui. I terroristi non vinceranno mai poiché la nostra è cultura della gioia, della musica e della pace e pertanto non potremo mai perdere.
È intervenuta dalla sala una collega tunisina che ha chiesto chiarimenti sulla portata del nostro articolo 10, comma 3 e 4 della Costituzione, relativo al diritto d’asilo e perché tale principio non fosse immediatamente esecutivo.
Le ha risposto l’avv Trucco spiegando che fino al 2010 sono mancate le norme attuative di tale principio costituzionale è che l’unico precedente era da rinvenirsi in una sentenza del tribunale di Roma del 2001 che ha attuato direttamente il principio. Nel 2006 si sono avute due decisioni della Corte di Cassazione che hanno affermato che la norma costituzionale in parola consente solo di chiedere l’applicazione della convenzione di Ginevra ma non determina la diretta esecutività della stessa
Ha riferito, poi, che con l’approvazione della cosiddetta legge Minniti la situazione è diventata ancora più negativa perché è stato abolito il secondo grado di giudizio avverso il provvedimento di respingimento, essendo possibile solo ricorrere in Cassazione ma il ricorso non sospende l’esecuzione della sentenza. Nella seconda metà di giugno la Corte di Cassazione dovrà pronunciarsi sulla questione di legittimità costituzionale sollevata in merito a detta legge che, tra l’altro, in primo grado non prevede più l’audizione del migrante e, quindi, non consente al giudice di comprendere quali siano le torture e le vessazioni alle quali il richiedente asilo è stato sottoposto.
Nel prosieguo del dibattito tutti gli intervenuti si sono reciprocamente dati atto di quanto sia importante collaborare insieme per diffondere la cultura dei diritti umani. Il rappresentante del consiglio nazionale forense, Siotto, ha ricordato che in Italia si sta facendo molto e che il cnf ha istituito una commissione di studio sui diritti umani di cui fanno parte spagnoli, francesi e italiani
Traendo le conclusioni, l’avvocato Essid ha preannunciato l’istituzione di una rete permanente tra avvocati tunisini italiani e libici