Fallimento: valida la notifica dell’atto introduttivo presso la Casa Comunale per la violazione degli obblighi di tenuta della PEC e di presidio della sede sociale indicata nei pubblici registri

Con due recenti pronunce, due distinte sezioni della Cassazione civile, la I^ con decisione n. 17946 del 13.9.2016, e la VI, con decisione n.17884 del 9.9.2016, n. 17884, hanno rimarcato che costituisce obbligo dell’imprenditore curare la corretta tenuta del proprio indirizzo P.E.C. anche nell’anno successivo alla cessazione dell’attività, posto che in mancanza, la notifica potrà essere eseguita, qualora si infruttuosa anche quella tentata presso la sede risultante dai pubblici registri, anche presso la Casa Comunale del luogo dove la medesima aveva sede.


Più in particolare, ha precisato la Corte, a fronte degli obblighi gravanti sull’imprenditore di dotarsi di un indirizzo p.e.c. e di mantenerlo attivo durante la vita dell’impresa, nonché di indicare obbligatoriamente l’indirizzo della sede legale dell’impresa nell’apposito registro (art.16 D.L. 29.11.2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla L. 28.1.2009, n. 2), in caso di esito negativo del duplice meccanismo di notifica previsto dall’art. 15, terzo comma, l. fall.,  nel testo novellato dal D.L. 18.10.2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla L. 17.12.2012, n. 221, (notifica all’indirizzo di posta elettronica certificata della società cancellata in precedenza comunicato al Registro delle imprese, ovvero quando, per qualsiasi ragione, non risulti possibile la notifica a mezzo PEC, direttamente presso la sua sede risultante sempre dal registro delle imprese e, in caso di ulteriore esito negativo, mediante deposito presso la casa comunale del luogo dove la medesima aveva sede) il deposito dell’atto introduttivo della procedura fallimentare presso la casa comunale ragionevolmente si pone come conseguenza immediata e diretta della violazione, da parte dell’imprenditore, dei suddetti obblighi.
Ha precisato la corte di cassazione che, come in precedenza puntualizzato dalla Corte costituzionale con sentenza n. 146 del 2016, l’art. 15, terzo comma, l. fall., risulta pienamente compatibile con i parametri costituzionali, e, in particolare, con l’art. 111 Cost., anche considerate le esigenze di compatibilità tra il diritto di difesa e gli obiettivi di speditezza ed operatività che devono ispirare il procedimento concorsuale.
Pertanto, il Tribunale è esonerato dall’adempimento di ulteriori formalità, pur previste dal codice di rito, qualora la situazione di irreperibilità dell’imprenditore vada imputata alla sua stessa negligenza e ad una condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico, ipotesi nella quale rientra il caso dell’imprenditore individuale che, cancellatosi dal registro delle imprese per cessata attività, abbia disattivato la propria casella p.e.c. anche nel periodo dell’anno successivo nel quale può esser dichiarato fallito ai sensi dell’art. 10 l. fall.